La sfilata: Un’invenzione che ha lasciato il suo segno.

La sfilata, come vero e proprio spettacolo, affonda le sue origini negli ultimi due decenni dell’Ottocento. Susseguentemente a mutamenti sostanziali dell’industria della moda, la sfilata divenne lo strumento principale che consentiva lo scambio di idee innovative e la comunicazione relativa alle ultime tendenze di moda create all’interno degli atelier della capitale francese. Bisognerà però attendere la Belle Epoque per far sì che la sfilata si trasformi nello spettacolo straordinario che noi tutti conosciamo e che garantisce una risonanza a livello Internazionale.

Parlando nello specifico della moda italiana, bisognerà attendere il 1951 per una vera e propria legittimazione a livello internazionale. L’evento che fece da spartiacque in questo senso fu la sfilata progettata e organizzata da Giovanni Battista Giorgini, nella città di Firenze.

Abbiamo già detto che le sfilate di moda iniziarono a riscuotere grande successo sulla fine dell’Ottocento, infatti prima di quel periodo le innovazioni nel campo della moda venivano trasmesse alle capitali europee solo attraverso le pagine delle riviste specializzate, i dipinti straordinari in grado di ritrarre nobildonne del tempo o attraverso le bambole, solitamente corredate da guardaroba straordinari e in alcuni casi prodotte a dimensioni reali. A quel tempo le bambole venivano definite ‘pupe’ (bambole-indossatrici), e si trattava dello strumento utilizzato dalle differenti sartorie per mettere in mostra le proprie creazioni all’interno dei loro atelier.

 

Per trovare la prima vera e propria rivoluzione, al tradizionale modo di trasmettere le novità più recenti nel pianeta della moda, bisognerà attendere un nome importante come Charles Frederick Worth, da molti considerato niente di meno che il padre dell’haute couture. Fu proprio Worth ad introdurre svariate innovazioni. Prima di tutto l’utilizzo di vere e proprie modelle, in secondo luogo il concetto ancora attuale di collezione, senza dimenticare l’etichetta firmata. Questi aspetti gli permisero di affermarsi come il primo vero e proprio ‘trend setter.’ Non si trattava quindi più di un sarto, Worth non confezionava semplicemente i vestiti in accordo ai dettami di un cliente. Era divenuto lui stessoil giudice del gusto e della tipologia di indumenti e tessuti da utilizzare.

Le sfilate segnarono quindi un cambiamento radicale nella produzione di abiti e in generale nel settore della moda. Si passò quindi dal consueto abito sartoriale fino ad arrivare a un prodotto esclusivo, commissionato e nella maggior parte dei casi confezionato in un esemplare unico. A questo seguì successivamente la creazione di abiti sartoriali che venivano prodotti per una clientela variegata e numerosa. Proprio Worth iniziò a vestire le nobildonne, e le donne facenti parte della borghesia americana ed europea, ricorrendo in molti casi alla standardizzazione di differenti parti dell’ambito e degli indumenti, imponendo limiti alla scelta dei tessuti che divennero parte di una gamma limitata di varianti. La differenza tra un abito e l’altro veniva quindi affidata alle decorazioni.

Durante gli anni che contraddistinsero la Belle Époque, gli eventi legati alle sfilate si appropriarono di un linguaggio totalmente nuovo, in grado di comunicare le innovazioni più recenti nel campo della moda.

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